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Primarie PD 2017 Alessano

Votanti 390 di cui: Orlando 8; Renzi 248; Emiliano 115; Nulle 18; Bianche 1

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Don Tonino Bello

“Dissipa le sue rughe e fascia le ferite che l’egoismo sfrenato degli uomini ha trascinato sulla sua pelle. Mitiga con l’olio della tenerezza le arsure della sua crosta. Restituiscile il manto dell’antico splendore che le nostre violenze le hanno strappato. Facci percepire la tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell’urlo dei mari inquinati, nel pianto sei torrenti inarriditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume.” don Tonino Bello 

Buona Pasqua 

“Cari amici,

come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi

con le formule consumate del vocabolario di circostanza,

vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo

profondo, con un sorriso senza parole!

Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura

di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà,

che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace!

Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per

farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!

La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore,

è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la

distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non

la fine. Non il precipitare nel nulla.

Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti

che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani

senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad

accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria,

turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il

peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che

la povertà morale ha avvilito.

Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte

a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non

c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che

non rotoli via.

Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie

della vostra prigione. Vostro

don Tonino, vescovo

Buona Pasqua a tutti!” 

Grazie Tina Anselmi

“Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci”. Tina Anselmi

Le Ceneri

“Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi. 
Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa.

Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.

A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno da mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala. Pentimento e servizio.

Sono le due grandi prediche che la chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole.

Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. 
Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un “linguaggio a lunga conservazione”.

È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere. Benchè leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: “Convertiti e credi al Vangelo”. 
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima domenica delle palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.

Quello “shampoo alla cenere”, comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.

Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino.

È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo “udita con gli occhi”, pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.

Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. 
Ricca di tenerezze, benchè articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il lavarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.

Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.

Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? “Una tantum” per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?

Potenza evocatrice dei segni!

Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnere l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare sui piedi degli altri.

Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.

Cenere e acqua.

Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.”

don Tonino Bello

Immagine

Mi chiamano Ada di Simona Toma

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1915 l’Italia in guerra

San Martino del Carso

Di queste case
Non è rimasto 
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato